L’uomo più felice del mondo
Posted in Percorsi di guarigione on 05/21/2008 02:05 pm by EleonoraInizio questo post con un video per dare autorità e senso alle domande che voglio porre.
Penso che il tema della felicità è passato da essere grande
tema filosofico nel passato ad essere considerato inutile e privo di ogni spessore oggi.
Nel nostro mondo moderno sembra che non ci sia molto spazio per parlare di felicità.
Che effetto ti fa sentire parlare dell’uomo più felice del mondo?TU, come ti collochi rispetto alla felicità?
Per questo voglio lanciare un piccolo sondaggio: sarebbe molto importante e interessante
SAPERE COSA NE PENSI TU: si proprio TU!
Fermati un attimo e dimmi quello che pensi in proposito
- Cosa è per te la felicità?
- La felicità è un miraggio, o può essere considerata realizzabile concretamente?
-TU cosa fai per la TUA felicità? Ci pensi mai? E’ una voce nei tuoi progetti?
- Lascia un commento, una tua opinione in proposito.
Credo sia tutt’altro che inutile per ciascuno di noi soffermarsi un attimo a considerare
quale è il nostro reale atteggiamento nei confronti della felicità.
Chissà, magari da queste piccole riflessioni puoi accorgerti di qualcosa a cui non avevi pensato:
qualcosa in te, nelle tue aspettative nei confronti della vita o …..
Ciao,
Eleonora
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05/21/2008 at 3:32 pm
Credo che la felicità con la F maiuscola sia per me, essere umano che sta in mezzo ad altri esseri umani, quasi impossibile da raggiungere.
Lavoro, stress, moglie, figlia, clienti, soldi,automobili, ecc.. sono componenti che ti frenano, che fanno resistenza…
A meno che.. non molli tutto, escludendoti da questo mondo!!
Chi ha il coraggio di questa responsabilità?? Io per adesso No
Ciao
mark63
mark63, grazie per il tuo commento.
Posso provare a dirti la mia idea?
Spero anche con questo di stimolare altri ad intervenire.
Io credo che la vita di oggi è molto stressante, con tanti Must ecc. ecc.
Però vorrei spiegare una sottigliezza che vedo nella parola felicità
Prendo un esempio da quelli che fai tu:avere una figlia.
E’ chiaro che all’inizio questa figlia è nell’elenco
degli impegni, delle cose da organizzare e far funzionare,
che spesso ti senti in colpa perchè vorresti fare di più ecc. ecc.
Ma ti fermi mai a pensare alla gioia che ti ha dato….e che ti dà?
Ti fermi mai a viverla e a dirlo a lei?
Sono emozioni che nel vivere quotidiano mettiamo da parte rispetto ad altre
che sembrano più impellenti. Ma la gioia vera è lì.
E se ci pensi i momenti che sono di felicità possono diventare onnipresenti
se vivi ogni tua esperienza con la gioia di chi sa veramente che andando a fondo
di ciò che ti dà la vita, contatti la felicità.
La felicità è un atteggiamento di partenza, con il quale si sceglie di guardare il mondo,
e non viveversa. Se guardo il mondo, gli dò un voto,
non posso contattare lo stato d’animo della felicità.
Quindi ammetterai che alla fine tutti sono così presi dalla routine che
preferiscono sprecare ore e ore davanti alla tv piuttosto che
giocare con i bimbi, per esempio.
Ma i bimbi sono solo un esempio.
p.s. (sei sicuro che mollare tutto quello che hai ti farebbe felice?
non lo credo proprio. O per lo meno è un luogo comune)
ciao,
Eleonora
05/21/2008 at 4:14 pm
Credo che la felicità si possa realizzare concretamente soprattutto attraverso un atteggiamento mentale positivo (interiore) piuttosto che con fatti esteriori.
Sono perfettamente d’accordo con te:
non si tratta di avere, ma di essere.
ciao,
Eleonora
05/21/2008 at 7:26 pm
Avevo già sentito e visto la storia dell’uomo più “felice del mondo” che metto tra virgolette, perchè penso che tutto sia sempre relativo a chi parla…
Per me la felicità non può essere una costante, altrimenti perderebbe anche il suo vero significato. Io ambisco e creo una mia vita di pura serenità al cui interno pongo notevoli punti di felicità pura. Ecco, questo è quello che desidero avere e come voglio vivere. Non so se sono riuscita a spiegarmi in così poche parole, ma mi auguro che il concetto arrivi! ;))
Namastè!
SitaRam
Credo di aver compreso la tua idea.
Poi alla fine si tratta anche di vedere se intendiamo le stesse cose con parole diverse.
Parli di ‘pura serenità’, con ‘notevoli punti di felicità’.
Anch’io la penso così. Quello che temo e che vedo creare tanta sofferenza
è l’atteggiamento negativo di chi si aspetta sempre il peggio,
prende medicine che non gli servono, oppure si difende dagli altri,
si chiude verso l’esterno, è insomma in preda alla paura.
Ti capita mai di chiedere a qualcuno “Come stai?” e di sentirti rispondere “Per ora bene!!”
Come, per ora? E’ solo questione di tempo?
Non credo si tratti di differenze caratteriali, credo piuttosto che la
nostra cultura sia in generale portata alla sfiducia…proprio sfiducia nella vita.
Se è così, è evidente che non ci può essere spazio per una felicità:
è inutile aspettarla in un ipotetico futuro, l’abbiamo già esclusa.
Ciao
Eleonora
05/24/2008 at 11:05 am
Ma come fate a parlare di felicità se tutto intorno a noi sembra andare a rotoli. Insomma, c’è qualcosa quasi di inopportuno a voler essere felici in questo mondo. Guardatevi attorno: guerra, fame….e noi a parlare di felicità!!!
Ciao, Stefy
capisco molto bene il tuo sconcerto.
Ho passato molti anni a soffrire per quello che in definitiva non è che senso di colpa.
Alla fine poi ho capito che non puoi elargire malessere o senso di insoddisfazione
o anche solo di condanna per la realtà in cui viviamo a tutti quelli che ti circondano, a te stessa
e adesso a mia figlia. Alla fine è solo la scelta di vivere a un livello di vibrazioni energetiche
molto, ma molto basso. Mi vengono sempre in mente le parole di un’amica
che porta avanti dei bellissimi progetti per i bambini in Africa: alla fine
quando vai da loro quello che ti conquista e che ti resta dentro è la loro
capacità di giocare e di essere felici. Poi magari non hanno niente da mangiare, ma quando giocano il loro
abbandono è totale, e il loro sorriso non ha eguali.
Credo che noi adesso come cultura abbiamo imparato ad organizzarci
e ad avere la dispensa piena, ma abbiamo lasciato in dietro la capacità di
gioire della vita in sè e per sè, cioè per il solo fatto di essere vivi.
Dobbiamo tutti tornare un pò bambini.
Con amicizia
Eleonora
05/30/2008 at 3:28 pm
“…perchè essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile”…(Carmen Consoli)
Sono pienamente, completamente d’accordo con te!!!!
Anzi il tuo intervento mi piace particolarmente perchè è un pò fuori dalla
solita retorica, per cui felicità bene, infelicità male.
E’ la retorica però di chi è quasi sempre infelice, triste, rassegnato, pensa di sapere già tutto
della vita e non si aspetta nessuna novità, nessuna possibilità ‘diversa dal previsto’.
Natiperesserefelici, che ha come propettiva la salute (e non la filosofia per esempio,
materia che io fra l’altro adoro) quindi una prospettiva pratica, anche utilitaristica che cerca risposte al quesito
“come si fa a stare bene, in salute, a non ammalarsi?” non propone un modello retorico
e astratto di felicità. Nella moderna letteratura sul successo, il fallimento, quindi la caduta,
il momento negativo, è considerato un momento fondamentale nel cammino verso l’autorealizzazione.
Primo perchè inevitabile, secondo perchè è il momento in cui si impara
e si fanno nuovi progetti e si capiscono molte cose.
Quindi avere un atteggiamento felice verso la vita è accettare tutte le sue fasi per quello
che sono cercando di trarne il massimo nutrimento e godimento.
Vivere nel grigio privo di qualsiasi tonalità che dicevamo prima fa ammalare, e
non ci sono dubbi su questo.
La salute, quindi la vita vera è fatta di tutti i colori, di tutte le tonalità possibili,
e quindi anche i grigi e i neri. Non è questo che fa paura, che vogliamo allontanare,
ma è la mancanza di vitalità e di voglia di vivere.
Essere sempre felici non è possibile (forse), o per lo meno sembra verosimile,
ma per molti è oggi dato per scontato che si può essere infelici per una vita intera, e lo sopportano.
RIBELLIAMOCI, ognuno deve trovare la sua via, e spesso la soluzione è già nella nostra mente.
Grazie Elena
un abbraccio
Eleonora